Breve storia del Tango

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La danza che oggi chiamiamo “tango” nasce dall’incontro di numerose tradizioni musicali: la “habanera” spagnola, i ritmi africani come il “candombe”, la musica ritmata della conga e della milonga, la “payada” ma anche la “polka” e il “valzer” europei. Radici africane ed europee si sono mescolate fino a creare un ritmo di ballo e un preciso codice musicale. L’immigrazione nel bacino del Rio de la Plata nel corso dell’Ottocento conobbe un incremento straordinario. Oltre agli africani trasportati nel Nuovo Mondo come schiavi, la maggior parte degli abitanti erano soprattutto europei e moltissimi gli italiani, spesso uomini soli venuti a cercare lavoro e a tentare la fortuna.  Il contatto con le donne era spesso limitato ai postriboli o alle poche occasioni di svago in cui si ballava per strada o alle sale da ballo chiamate “academias” o “peringundines”. Questi locali avevano il permesso di esercitare solo nei quartieri popolari periferici o in riva al fiume, in un contesto che spesso rasentava l’illegalità e nel quale contavano soprattutto la spavalderia, il coraggio, l’abilità nel maneggiare il coltello e l’orgoglio irriducibile dei disperati. Pian piano il tango che veniva suonato nei bassifondi inizia a spostarsi anche nel centro della città, in locali e caffè più raccomandabili e, sebbene guardato con sospetto dai benestanti, inizia a diventare un ballo stabile di coppia dal ritmo coinvolgente e allusivo. Il tango si diffonde in maniera inarrestabile: diventano famosi i primi autori di testi e musiche, i virtuosi degli strumenti, i cantanti e i primi gruppi (i “conjuntos”) da cui si svilupperanno poi le grandi orchestre. L’immediato successo popolare del tango travalica i confini dell’America del Sud e ritorna verso l’Europa. La genealogia non è certo nobile e la fama del ballo è considerata assai ambigua se non condannabile, ma tutte i pregiudizi sono destinati a fallire: già negli anni Venti del Novecento il tango è una musica di successo a Parigi e inizia la sua inarrestabile avanzata che lo porterà a diventare, recentemente, Patrimonio Universale dell’Umanità secondo l’UNESCO.

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